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Coaching in azienda: oltre i profitti ci sono le persone

Nel coaching, siano essi atleti campioni o manager superpagati, mi piace sempre dire che prima di tutto davanti a me ho una persona e quella persona svolge un ruolo. Spesso capita che il coachee attivi un processo di forte identificazione nella funzione che occupa, e degli effetti ne parlerò in un altro blog, ma rimane il fatto che il lavoro è prima sulla persona e poi va declinato sul ruolo che svolge. In azienda il principio dovrebbe essere lo stesso, ma spesso chi sta ai vertici se ne dimentica. Per usare una similitudine, a mio avviso decisamente calzante, ho ripreso un estratto del discorso che Robert Kennedy tenne il 18 marzo 1968 alla Kansas University.
…”Eppure il PIL non tiene conto della salute dei nostri ragazzi, la qualità della loro educazione e l’allegria dei loro giochi. Non include la bellezza delle nostre poesie e la solidità dei nostri matrimoni, l’acume dei nostri dibattiti politici o l’integrità dei nostri funzionari pubblici. Non misura né il nostro ingegno né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione per la nostra nazione. Misura tutto, in poche parole, eccetto quello che rende la vita degna di essere vissuta. Ci dice tutto sull’America, eccetto il motivo per cui siamo orgogliosi di essere americani.”

Cosi come il PIL, detto in soldoni, misura il valore totale del prodotto di una nazione, in azienda ci sono indicatori economici e finanziari che ne misurano il valore attraverso sistemi di rilevazione come i multipli dell’utile, il valore del patrimonio, il cash flow, e tanto altro. L’impresa andrebbe considerata, inoltre, anche per il valore di benessere espresso da tutti i livelli manageriali e operativi. Lo dico chiaramente, per evitare di essere frainteso: non sto facendo un inutile discorso new age alla peace and love, ma credo che ci sia un grande punto di equilibrio, tra risultato economico e benessere delle risorse aziendali che probabilmente crea anche un maggior profitto e nel peggiore dei casi lo stesso utile ma con maggior serenità e felicità in azienda.

Infatti il lavoro di coaching e formazione consiste proprio nel portare maggior benessere e consapevolezza a tutti i livelli, in modo che l’investimento da parte dell’azienda ricada, in termini di risultati, in modo equilibrato, in ottica win win sulla società e sui dipendenti.

So che è troppo facile citare Brunello Cucinelli come esempio virtuoso di vision aziendale, quando parla di “mettere la persona al centro dell’impresa.” Parafrasando pedissequamente questo imprenditore illuminato sono convinto che “se a una persona si dà stima, questa a sua volta genererà responsabilità e la responsabilità porterà alla creatività e alla produttività.
Bisogna sempre ragionare nell’ottica di dare dignità morale ed economica all’essere umano.
Associare al modo di fare impresa il principio del giusto profitto, non è qualcosa di utopico ma di profondamente umanista e realista.
Il giusto profitto, il giusto equilibrio tra profitto e dono: è così che le aziende oggi dovrebbero ragionare, investire di più sui dipendenti, farli sentire voluti e apprezzati. Un modello siffatto non può che portare un maggior senso di appartenenza verso la propria azienda, aumentando il livello di soddisfazione personale e i rapporti tra colleghi. Sicuramente diminuirebbero l’assenteismo e il turnover. Anche il clima organizzativo ne beneficerebbe, cosi come la comunicazione e il livello dei feedback positivi, con più disponibilità al coinvolgimento personale quando l’azienda magari chiede sacrifici.
Se trovi la tematica interessante e utile, sei un manager o un responsabile HR e vuoi sapere come lavoro, contattami per un colloquio conoscitivo.

Sono un High Performance Coach: alleno atleti professionisti, sportivi, manager e imprenditori che desiderano elevare il proprio livello di performance, migliorando lo stato di benessere. La mia specializzazione è lavorare su stress e pressione. Da atleta, analista finanziario, imprenditore ho sperimentato la stretta relazione tra pressione e performance. Saper gestire lo stress e la pressione è fondamentale per ottenere la massima prestazione sia in campo sportivo, sia nelle attività professionali.

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